Antonella Girone, classe 1979, è consulente strategica nei settori della digitalizzazione, dell’e-commerce e del digital marketing. È nata e cresciuta a Bari e ha una laurea in Economia e Commercio (Università di Bari) e un Master in Marketing & Communication for Luxury and Fashion Industry (Roma). Prima di trasferirsi a Bolzano ha lavorato per Zerogrey a Dublino.
1. La sua sfida più grande attualmente nella vita lavorativa?
A 44 anni ho lasciato un lavoro sicuro per lanciarmi in un progetto che cresce con me ogni giorno. La sfida è restare audace, reinventarmi, vivere di passione.
2. Il miglior consiglio che ha ricevuto finora?
Trovare un mentore: non un amico, né un parente, ma una persona di riferimento con cui confrontarti spesso per capire se stai navigando nella direzione giusta.
3. Quale libro o corso ha lasciato l’impronta più profonda in lei?
“Autobiografia di uno Yogi” di Paramhansa Yogananda. Per me è stato una bussola spirituale: semplicità, etica e sincerità come forza di innovazione.
4. Come riconosce i talenti?
Dal fuoco negli occhi. La passione, la curiosità, la voglia di superare sé stessi.
5. Nella sua azienda esiste la possibilità di lavorare in home office?
Sì, siamo completamente in remoto. Il digitale non conosce confini: serve presenza nei momenti giusti, connessi e pronti, ovunque si sia.
6. Supponiamo che improvvisamente non abbia più voglia di fare il suo lavoro: in quale professione le piacerebbe cambiare?
Mi vedrei giornalista o scrittrice. Resta forte il desiderio di raccontare storie nella mia lingua madre, ormai un po’ meno assaporata visto che alterno giornate in inglese e sperimento il tedesco.
7. Quale desiderio ha nei confronti della politica provinciale?
L’Alto Adige è efficiente, ma manca di slancio per chi ha tra i 25 e i 40 anni. Serve politica che aggreghi cultura, formazione, linguaggi e valore condiviso. Una provincia trilingue è un vantaggio competitivo unico, oggi ancora circoscritto. Dall’asilo, la scelta tra italiano e tedesco spinge a separazioni che impoveriscono la crescita comune.
8. Di cosa ha bisogno di più il mondo del lavoro in Alto Adige?
Di formazione integrata e orientamento strategico al futuro. Il mercato locale, tra turismo, agricoltura di qualità, PMI hi tech e nuovi scalers, fatica a coprire il mismatch di competenze.
9. Dove o come si ricarica?
Nella natura. Montagna e mare: la quiete delle vette o la salinità dell’acqua mi riconnettono all’anima, al mio “inner Io”, dove tutto trova senso.
10. Con chi le piacerebbe fare una cena insieme?
Adriano Olivetti. Adriano ha già risolto—con 70 anni d’anticipo—il dilemma che oggi tutti fingono di capire: come far crescere un’azienda senza impoverire le persone e i luoghi.


















